Che cos’è il dolore?

“Il dolore è un'esperienza sensitiva ed emotiva spiacevole, associata ad un effettivo o potenziale danno tissutale o comunque descritta come tale”. Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP)
Il dolore viene percepito dall’individuo tramite il sistema nervoso, costituito dai nervi, responsabili della trasmissione del segnale doloroso e dal midollo spinale e dalle strutture cerebrali che elaborano il segnale fino alla percezione cosciente dello stimolo doloroso.
Il dolore è stato per lungo tempo considerato semplicemente un sintomo, un qualcosa di conseguente alle altre malattie, da accettare o comunque da curare secondariamente, oggi invece con la legge 38/2010 il dolore è finalmente riconosciuto non più semplicemente come un sintomo ma, quando esso diventa cronico, come una malattia vera e propria e come uno dei maggiori problemi che affliggono la popolazione, impattando sulla qualità della vita di chi soffre e dei propri familiari e determinando un elevatissimo costo sociale in termini sia lavorativi che di spesa sanitaria.
Se il dolore è un problema che riguarda tutta la popolazione, adulta e pediatrica, l’incidenza più ampia la si osserva però tra gli anziani (come già rilevato agli inizi degli anni ‘90, il dolore cronico affligge di fatto 3 anziani su 4).

Influenze sociali e culturali

Che il dolore colpisca le persone, indipendentemente dal loro stato sociale o dal loro livello d’istruzione pare proprio che non sia vero. E’ un’indagine dell’Istat, resa nota nel 2017, che documenta come le fasce di popolazione con reddito minore riportino percentuali più alte di prevalenza del dolore rispetto alle fasce con reddito maggiore. Non solo: il dolore lieve influisce di più nell’attività lavorativa se il livello di istruzione è alto, mentre se l’intensità è severa affligge maggiormente i soggetti con livello d’istruzione basso. Una possibile interpretazione potrebbe consistere nella migliore disposizione a gestire la situazione dolorosa con maggiore consapevolezza su genesi e trattamento del dolore di chi ha un più avanzato grado di istruzione. Nello stesso tempo chi ha grado di istruzione minore, e di età più avanzata, sembra dare meno importanza agli stati di dolore minore o assente.

Differenza di genere - Uomini o donne: chi è più sensibile al dolore?

Il dolore è un problema che coinvolge la sanità pubblica di tutti i Paesi e rappresenta la principale causa di accesso presso le strutture sanitarie. In Italia, sono circa 15 milioni le persone che soffrono di dolore cronico; di queste, quasi il 60% sono donne.
Gli studi di popolazione, hanno dimostrato una differenza significativa, in termini di sensibilità al dolore, maggior predisposizione a manifestazioni dolorose e una minor riduzione dell’inibizione del dolore tra uomini e donne. Non solo, alcuni dati scientifici documentano anche una differenza nella risposta alle terapie, farmacologiche e non, legata al sesso. Tutto questo aiuta a capire perché la disabilità indotta dal dolore interessi il 65,3% delle donne contro il 34,7% degli uomini (dato correlato anche alle molteplici attività che la donna ha in carico anche in ambito domestico).
Quindi le donne soffrono più spesso e il dolore ha una durata più lunga e un’intensità maggiore rispetto a quanto accade nell’uomo. Meccanismi biologici, psicologici e sociali sono stati identificati come i responsabili di questa diversa risposta al dolore. Per il primo aspetto, hanno un ruolo fondamentale le differenze anatomiche, fisiologiche ed ormonali. In merito all’aspetto psicologico e sociale, il ruolo della donna all’interno della famiglia e della comunità contribuisce ad un aumento del coinvolgimento emotivo. Infine, dal punto di vista clinico, c’è ancora una marcata tendenza a prescrivere meno farmaci per il dolore e più farmaci antidepressivi nella donna rispetto all’uomo.